Villa Pellegrini-Lorenzoni

Villa Pellegrini, eretta in piena epoca barocca sul finire del Seicento da architetto ignoto, si affaccia sulla piazza posta proprio all’incrocio tra la strada che costeggia l’Adigetto e la Contrà del Po Alto. L’intero complesso è caratterizzato da un corpo centrale composto da casa padronale e si snoda per le due ali laterali che dipartono in linea con il corpo centrale stesso. Le due costruzioni, poste lateralmente, sono caratterizzate, al piano superiore, da una loggia con gli archi che girano tutto attorno tanto da costituire un caso unico tra le ville venete. Il corpo centrale è impreziosito da quattro pinnacoli posti agli angoli che danno slancio ed armonia all’intero complesso edilizio.
Da alcune analisi storiche sembra che una parte della villa sia stata costruita su di un precedente insediamento che più di qualcuno tende ad identificare con i ruderi dell’antico castello dei Cattaneo documentato già nel 1074.
In molti comunque concordano sulla realizzazione nel primo Seicento di buona parte del complesso a cui si aggiunge solo in epoca successiva la chiesa. La casa padronale, che rappresenta il corpo centrale e maestoso dell’intera struttura, ha un assetto planimetrico tripartito che si sviluppa su quattro piani di cui due sono il sottotetto e il seminterrato. La pianta interna ricalca la tipica villa veneta con un salone centrale e numerose stanze laterali ed è impreziosita da decorazioni a stucco ed affreschi realizzati da Andrea Urbani dal 1773 al 1776.
Varcando la soglia della Villa ci accoglie il grande salone a pianterreno che vede dipinte alle pareti scene di caccia e paesaggi notturni di grande effetto cromatico tra le quali spiccano alcune figure allegoriche e delle divinità. Le altre sale a pianterreno che si dipartono su entrambi i lati del salone centrale, risultano abbellite da stucchi e da varie cornici. Da segnalare alcuni sovraporta in stucco raffiguranti la piazza e la Villa di Salvaterra e un paesaggio fluviale con torre fortificata. Si sale al piano nobile percorrendo una bella sala impreziosita da cornici e profili dipinti oltre che da alcune allegorie. Nel salone al piano superiore, sono dipinti motivi floreali, piccoli paesaggi e figure a grottesca mentre, sopra le porte, sono rappresentate le quattro parti del mondo.
Due sale laterali riprendono vedute e paesaggi del territorio con amorini posti nel sovraporta, nella prima riproposto lo stesso tema dipinto al piano inferiore e cioè un paesaggio fluviale con torre fortificata: nel secondo, all’interno di due cornici, due scene raffiguranti un Ponte con rovine e una Casa rustica con contadini. Anche le altre sale al piano nobile sono dipinte o decorate anche se molto è andato distrutto essendo crollato il soffitto in alcune stanze.
In una delle stanze del piano nobile, sulla volta, è venuto alla luce un affresco policromo raffigurante la figura di un uomo che riceve dal cielo una pioggia d’oro.
Buona parte quindi delle opere eseguite dall’Urbani in Villa Pellegrini, rappresentano paesaggi, prospettive architettoniche e giochi floreali. Molto bello e delicato è pure, nel salone di pianterreno, il soffitto a travature lignee riccamente decorato. D’effetto poi il vano scala dipinto a tempera e stucchi e il salone del piano nobile che riceve luce da un bel portale con balconcino balaustrato. A fornire ulteriore eleganza alla Villa vi sono pure un cornicione a dentelli con cimasa a fascia superiore e i quattro pinnacoli.
A fianco della nobile residenza si trova la barchessa molto particolare ed unica nel suo genere. È infatti abbellita da un porticato a 9 arcate che in origine erano 6 ma che, per necessità economiche, aumentarono verso la fine del 1700.
Fino alla metà dell’800 la Villa appartenne alla famiglia Lorenzoni e, alla morte del Conte Antonio Lorenzoni Pellegrini, il fabbricato passò al ramo Pellegrini di Bergamo finché fu acquistato dalla Parrocchia di Salvaterra, tuttora proprietaria dell’immobile. La attigua Chiesa dedicata a Sant’Antonino Martire è collegata alla Villa da un edificio utilizzato in passato, si pensa, come canonica.

Tratto da Antiche memorie: il Teatro Sociale e i palazzi di Badia Polesine di Mara Barison e Francesco Occhi, Foto di Antonello Zamboni.
Banca di Credito Cooperativo del Basso Veronese, 2004