Palazzo Rosini

Questa bella costruzione, posta all’imbocco di via San Giovanni, nel cuore di Badia Polesine, rappresenta uno dei vanti del nostro centro storico. Il Palazzo è infatti una signorile costruzione del XVI Secolo e conserva al suo interno preziosi ricordi dello sfarzo e dell’eleganza di un tempo. Attorno a Palazzo Rosini poi, secondo alcuni studiosi, esistono delle interessanti ipotesi legate alle sue origini che lo retrodatano di anni.
Infatti sembra che l’edificio, ben diverso da quello attuale, fosse in antichità di proprietà degli Ezzelini che vantavano beni e possedimenti nel paese di Badia. Una volta caduta in disgrazia questa Signoria, il Palazzo passò ai veneziani che lo cedettero alla Famiglia Rosini.
Un particolare importante del Palazzo è un interessantissimo cornicione ancor oggi visibile sul lato del Palazzo che dà su via San Giovanni in stile rinascimentale, realizzato in cotto e purtroppo interrotto per la costruzione di una finestra avente lo scopo di dare luce all’ultimo piano del Palazzo aperta all’inizio del ‘900.
Nonostante la forma maestosa, Palazzo Rosini ha subito, nel corso dei secoli, vari interventi che ne hanno modificato in parte l’aspetto estetico. Infatti sotto il porticato, in corrispondenza del primo poggiolo, esisteva fino al 1958 un portone centinato in pietra a faccia vista. Sopra l’architrave dello stesso portone c’era lo stemma dei Rosini che, accanto ai davanzali seicenteschi, dava al Palazzo un aspetto ancor più signorile.
Un secondo portone di ingresso, presente nel progetto originario della costruzione, è stato trasformato sempre nella seconda metà del ‘900. Sull’ala destra del Palazzo, verso il cortile, esisteva pure una cappella privata intitolata a S. Pietro Martire demolita nel 1943.
Analizzando nel dettaglio la facciata, di notevole interesse sono le finestre con arco a tutto sesto realizzate sempre con decorazioni in cotto e una serie di poggioli costruiti in diverse epoche. Il pianterreno è invece caratterizzato dagli archi del portico che attraversano tutti gli edifici della via fino all’ex Caffè grande oggi sede di un istituto di credito. Gli archi del portico sono dello stesso periodo dell’intero palazzo e sono sorretti da pilastri in cotto.
Un importante intervento di restauro porta la data del 1968. Fu realizzato dall’allora Banca Cattolica del Veneto, nella primavera di quell’anno e si concluse con l’inaugurazione dei nuovi locali il 21 ottobre 1969.
L’unicità del Palazzo è venuta meno durante gli anni: la struttura è stata infatti suddivisa in diverse proprietà che, nel tempo, hanno provveduto a stravolgere gli spazi interni del Palazzo mentre uno dei proprietari con molto buon gusto, ha provveduto al restauro dell’unica stanza decorata nella prima metà dell’Ottocento da Francesco Saraceni, pittore ferrarese che, assieme al pittore veneziano Giovanni Abriani, eseguì nel 1855 le decorazioni pittoriche del Teatro Sociale.
Entrando a visitare gli interni del Palazzo, è solo una stanza al primo piano a conservare ancora oggi alcune decorazioni pittoriche. Infatti oltre ai soffitti lignei, spiccano le opere decorate proprio dal Saraceni. Le pareti di questa sala sono suddivise in nove quadri pittorici che raffigurano alcuni momenti storici legati a nobili famiglie italiane alternati da alcune raffigurazioni allegoriche. Troviamo infatti la Poesia, due bagnanti, l’Agricoltura, le Arti, il Commercio e l’Industria accanto ad episodi della Famiglia Medici e al rapimento delle spose veneziane da parte dei ciprioti.
A testimoniare le antiche origini di Palazzo Rosini sono pure alcuni elementi scoperti in altre due stanze dove, sotto i fregi realizzati in epoche a noi più recenti, sono venuti alla luce, sotto uno strato di intonaco, affreschi di probabile origine cinquecentesca tutti situati poco sotto il soffitto e raffiguranti: un putto con farfalla, una marina, un altro putto in posizione di meditazione e contemplazione, un paesaggio, un putto che gioca con un animaletto, un paesaggio montano e un putto situato in un vigneto con in mano un grappolo d’uva.

Tratto da Antiche memorie: il Teatro Sociale e i palazzi di Badia Polesine di Mara Barison e Francesco Occhi, Foto di Antonello Zamboni.
Banca di Credito Cooperativo del Basso Veronese, 2004