Palazzo Picinalli

Tra i palazzi nobili di Badia Polesine è fondamentale parlare di questo Palazzo situato lungo via Sant’Alberto. Palazzo Picinalli è infatti una suntuosa dimora risalente al Settecento e la sua planimetria ricalca le ricche residenze dell’epoca con l’ingresso principale posto sull’androne originale e con le varie stanze che da esso si dipartivano su entrambi i lati. L’accesso al piano superiore è invece permesso da un’ampia scala che porta al piano nobile.
Architettonicamente Palazzo Picinalli trova collocazione nella storia di Badia già in antichi documenti: infatti nei catasti del 1756 è documentata la sua presenza così come l’appartenenza alla famiglia che ancora oggi ne dà il nome. All’esterno il Palazzo risulta diviso in tre sezioni disposte in pianterreno, mezzanino, oggi purtroppo quasi scomparso del tutto a causa dei progressivi interventi di restauro, e primo piano chiamato piano nobile.
Come sopra accennato, nonostante i vari interventi intercorsi nel tempo che ne hanno modificato in parte la suddivisione interna per dare spazio ad esercizio commerciali, rimangono ancora oggi le tracce fra il pianoterra e il piano nobile che documentano l’esistenza del mezzanino rilevabili dalla presenza, sulla facciata che guarda verso via Sant’Alberto, di aperture che davano luce allo spazio ora reso inaccessibile dagli interventi di restauro. Un ulteriore intervento di adeguamento del Palazzo, datato 1989, ha invece interessato il lato che dà sul cortile interno dove però il mezzanino è stato ripristinato e reso utilizzabile.
Di originale, questo palazzo, ha solo il portone di accesso in bugnato e il davanzale sul quale si apre una trifora costituita da una finestra ad arco centrale e due architravate ai lati mentre il poggiolo è dotato di una elegante ringhiera in ferro battuto di pregevole fattura.
Un tratto caratteristico è poi costituito dalla fascia che delimita il piano nobile e il cornicione del profilo superiore del palazzo. Le finestre sono tutte sovrapposte da un timpano triangolare.
Al piano superiore tre sono le sale da segnalare che, oltre ai soffitti e alle pareti decorate, presentano pregevoli pavimenti sia in legno che in stile veneziano. Il salone centrale è abbellito da disegni geometrici mentre alcune coppie di uccelli e di putti con delle ghirlande, fanno sfoggio di arte e bellezza inserite all’interno di alcuni spazi posti alle pareti.
Il soffitto è delimitato da un fregio mentre sorprendono per armonia e bellezza teste di leone, grifoni ed altre raffigurazioni immaginarie. Completano il tutto delle grottesche e dei medaglioni che riprendono le figure di personaggi illustri dell’antichità. Da notare poi, agli angoli, alcune figure allegoriche mentre un medaglione con iscrizione latina, raffigura l’Imperatore Traiano che offre un dono a Diana Venatrice. Alzando gli occhi verso il soffitto, non si può non notare il bel tondo dove una Fama Alata con in mano due trombe è posta al centro del soffitto stesso. Degne di nota pure le cornici che riprendono lavorazioni, figure ed altri fregi.
Spostandoci verso la sala che dà su via Sant’Alberto, da notare è il soffitto caratterizzato da varie cornici con il tipico rosone centrale. Un cenno, infine, per la sala posta a nord con, al centro del soffitto, Erode mentre ai lati si trovano coppie di figure a grottesca. Le pareti, invece, sono finemente decorate con motivi geometrici.
La parte dell’edificio che ha subito le maggiori modifiche è quella situata a pianterreno dove hanno trovato ospitalità negozi ed uffici. Gli ultimi interventi di restauro portano la data del secolo appena concluso con lavori effettuati negli anni Venti e negli anni Quaranta e Novanta con l’apertura di varie vetrine che, purtroppo, hanno fatto perdere l’unità stilistica originaria dell’edificio.

Tratto da Antiche memorie: il Teatro Sociale e i palazzi di Badia Polesine di Mara Barison e Francesco Occhi, Foto di Antonello Zamboni.
Banca di Credito Cooperativo del Basso Veronese, 2004